IL PERSONALE ATA E GLI ORGANI COLLEGIALI DELLA NUOVA AZIENDA

IL PERSONALE ATA E GLI ORGANI COLLEGIALI DELLA NUOVA AZIENDA

Assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici hanno votato probabilmente per l’ultima volta, il 25 e 26 novembre 2001, la propria rappresentanza negli organi collegiali della scuola. Coerente con un disegno strisciante, ma  piuttosto chiaro, di progressiva emarginazione della funzione  di tali figure   il centro-destra li cancella definitivamente.

Quando nacquero nel 1975, i Consigli di Circolo e di Istituto sembrarono a molti di noi il tentativo di normalizzare, rendendola istituzionale e quindi regolata, la grande spinta democratica nata dal ‘68 operaio e studentesco. Ma negli anni successivi, soprattutto nell’ultimo ventennio del secolo scorso, mentre si compiva  il mutamento economico sociale del capitalismo maturo, abbiamo imparato a difendere questi spazi di discussione e di governo come un baluardo di democrazia. Abbiamo imparato a declinare il senso della collegialità nel concetto di cooperazione, di comunità educante, in cui le varie voci potevano articolare il nesso fra un territorio, l ’immaginario istituente dei suoi abitanti (desideri, bisogni, necessità…) e le istituzioni che su quel territorio insistevano. Riempiendo – e non solo per la scuola, ma anche per altre istituzioni- il concetto di servizio e di utenza del servizio con quello di partecipazione responsabile alla realizzazione degli scopi.

Non così ha fatto tutta la sinistra. Non ci si è accorti, proprio nel cuore della sinistra storica, che molti aspetti degli ultimi contratti erodevano a fondo il senso di ogni collegialità, puntando a dividere le figure che diversamente concorrevano a far funzionare la scuola, verticalizzando l’ufficio di segreteria con l’invenzione dei direttori,  separando fra loro  i docenti, anziché  riunificarne il ruolo e la preparazione al compito. Senza parlare dell’enfatizzazione dell’autonomia e dei nuovi regolamenti che essa ha portato con sé in una pletora di regole che ovviamente richiedono di centralizzare la gestione, e di verticalizzare la struttura. Che l’intento di Adornato, presidente della Commissione Cultura della Camera e primo firmatario – occorrerebbe uno studio psicologico e sociologico sui transfughi della sinistra!- sia interno a questa linea, è chiaro nella motivazione  con cui il testo è stato presentato alla stampa, dove viene sottolineato il nesso fra i nuovi organismi e le necessità di promuovere la carriera dei docenti. Già la lettera aperta agli insegnanti della Ministra batteva questo pericoloso tasto. Degli ATA si parla solo in termini di efficienza e di risparmio, come se si trattasse di eliminare lo schiumare, in una azienda che mira all’efficacia  e alla soddisfazione del cliente, di un residuo arcaico e inutile. I vecchi bidelli, malgrado la riverniciatina da collaboratori, superati da una anonima squadra di sorveglianti. Gli assistenti amministrativi, mutati in poche unità addette al funzionamento dei computer o interamente sostituti dai call center. Eppure sappiamo per esperienza diretta  quanto l’immagine della scuola all’esterno sia spesso frutto di una buona accoglienza riservata alle famiglie all’atto dell’iscrizione o in occasione del disbrigo di altre pratiche. Quanto l’interfaccia dei bidelli o degli assistenti aiuti, ad esempio, un centro territoriale per la formazione adulta a farsi conoscere su un territorio e quindi a crescere. Certe volte il primo impatto con la scuola  mediato da cortesia e competenza risulta più importante dello stesso lavoro dei docenti. Con i pochi sparuti assistenti inchiodati al computer e emarginati dalla scelte educative e didattiche della scuola, i genitori- da mansueti clienti- si dovranno limitare a digitare i tasti di un telefono e sentire le informazioni dalla sua voce elettronica!

Nessuna persona di buon senso può credere che questo migliorerà la scuola. Qualunque persona di buon senso capisce che queste manovre hanno come scopo di eliminarla come pubblica istituzione che realizza la partecipazione della comunità all’educazione dei più giovani.

C’è da sperare che lo capiscano gli insegnanti, blanditi così ipocritamente dalla politica della Ministra, mentre nei fatti si indebolisce, con il processo di aziendalizzazione della scuola, il loro prestigio e ruolo sociale.

COBAS – Comitati di Base della Scuola

Personale ATA