La scuola della moratti: tutta azienda e parrocchia

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La scuola della Moratti: tutta azienda e parrocchia.

La Moratti, nel tempo che le rimane tra un incontro con la Confindustria e uno spot per il lancio del serial “Cuore” di Canale5, ci ha recentemente fornito altri interessanti elementi chiarificatori della sua filosofia della formazione.

Ridando vigore a quel Protocollo d'intesa che, sciaguratamente, i suoi predecessori al Ministero, dell'allora Pubblica (almeno di nome) Istruzione, avevano sottoscritto con la Confindustria, vorrebbe completare rapidamente la ridefinizione del profilo della scuola pubblica italiana in chiave aziendale e “parrocchiale”.

Dalla tribuna di Orientagiovani, giornata organizzata dall’Associazione Industriali e condotta da Daria Bignardi del Grande Fratello (sic!), la ministra ci confida che “Un'indagine recente dell'OCSE rivela che l'opinione pubblica considera l'orientamento al lavoro come uno dei principali compiti della scuola”, e quindi, recuperando e accelerando su alcuni dei peggiori aspetti del progetto berlingueriano (privatizzazione mascherata da autonomia, parità pubblico-privato, scelta precoce dell’indirizzo di studio), non le resta che realizzare questa aspettativa dei nuovi clienti/consumatori della moderna merce scuola.

I CICLI SCOLASTICI

La nuova proposta, oltre al clamoroso taglio occupazionale che si aggira sulle 30mila cattedre, tende ad accentuare quella separazione tra istruzione e formazione professionale, già introdotta dai ministri del centrosinistra che, anche in questo caso, ci apparivano come degli “apprendisti stregoni” che (non senza consapevolezza) mettevano in moto perversi meccanismi forieri di pericolose conseguenze.

Così la Moratti vorrebbe ripristinare una divisione classista e far rivivere alla scuola il clima degli anni ’50, quando, dopo le elementari, alle famiglie meno abbienti non restava altro che mandare i propri figli all'avviamento professionale. Con l'aggravante che a quei tempi l'addestramento ad un mestiere generalmente garantiva quel lavoro, mentre oggi nessuna azienda ha idea del fabbisogno di manodopera che avrà a medio termine. In realtà, la formazione a cui pensa il governo non è altro che una generica alfabetizzazione per una manovalanza ultraflessibile, precaria e senza pretese, con la formazione che viene delegata dalle aziende e svolta a spese dello Stato.

Proprio quanto affermava D’Amato, sempre ad Orientagiovani, annunciando la disponibilità di Confindustria ad “adottare” 1200 istituti: gli imprenditori impartiscono le direttive, le scuole devono adeguarsi.

IL CODICE DEONTOLOGICO

La trovata di redigere un codice vuole preludere alla privatizzazione completa del settore. Il codice deontologico è tipico delle professioni private (che peraltro lo formulano esse stesse, dotandosi di strumenti di autocontrollo attraverso gli Ordini, e non gli è certo imposto da altri che poi intervengono per sanzionare, come invece accade per i codici di comportamento, che già esistono nel pubblico impiego), mentre il lavoro dei docenti è già regolato da leggi e si basa sulla libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione.

Se poi si considera che a stabilire comportamenti, stili e regole dovrebbe essere una commissione presieduta da monsignor Tonini (inserito a suo tempo tra i “saggi” consiglieri di De Mauro e Berlinguer) insieme all’Avvocato dello Stato Plinio Sacchetto, e composta da fedelissimi dirigenti ministeriali e dell’Associazione Nazionale Presidi, genitori e docenti selezionati, nonché da membri dei partiti di governo, diventa sempre più chiara l’intenzione della ministra di affidare compiti e poteri determinanti a settori schierati da sempre contro la scuola pubblica.

Intenzione confermata anche dalla composizione della ”Commissione per l’applicazione della legge sulla parità tra scuola statale e non statale” di cui fanno parte in maggioranza, giuristi, pedagogisti e genitori cattolici, esponenti della Compagnia delle Opere (Comunione e Liberazione) e della Confindustria.

DOCENTI DI RELIGIONE

L’ipotesi di formalizzare la posizione di migliaia di docenti di religione non è solo il tributo che la scuola-azienda paga all’idea di scuola-parrocchia (è stata la Chiesa a cominciare per conto di Confindustria la battaglia per la parità), ma introduce la possibilità che si possa essere immessi in ruolo senza alcun titolo specifico, solo con il placet della curia, così come accade per chi insegna religione grazie all’insopportabile dettato del concordato.

Già parte della vecchia maggioranza aveva pensato ad una proposta analoga, adesso, dopo il taglio degli organici, l’equiparazione del servizio tra pubblico e privato, il tanto straparlare di selezioni necessarie e concorsi, di lauree per accedere a qualunque livello di insegnamento, sembra a dir poco una beffa la realizzazione, nei fatti, nella scuola pubblica di un nuovo canale di reclutamento riservato per i soli docenti di religione.

LE PROSSIME INIZIATIVE

Dopo il successo dello sciopero e della manifestazione del 31 ottobre, e delle altre iniziative di lotta che tengono insieme conflitto sociale e lotta alla guerra (perché pensiamo che ogni soldo restituito ai lavoratori è un soldo sottratto alla guerra), e raccogliendo la forte spinta unitaria che viene dal mondo della scuola, ribadiamo la proposta che facciamo da tempo a tutte le altre organizzazioni per costruire, in tempi adeguati, un’altra scadenza di lotta, ricercando l’unità su alcuni punti cruciali e condivisi contro questo ulteriore attacco alla scuola pubblica.