Considerazioni sulla proposta Bertagna e successivi provvedimenti di riforma sulla scuola

Considerazioni sulla proposta Bertagna e successivi provvedimenti di riforma sulla scuola

a cura del CESP-Cobas Sardegna

Questo documento vuole fornire solo alcuni spunti di  conoscenza e  di riflessione sui cambiamenti che si stanno delineando nel mondo della scuola. I temi affrontati saranno da approfondire, discutere e valutare nelle loro implicazioni in termini più adeguati in una giornata-convegno di studio che ci impegniamo ad organizzare come CESP – COBAS Scuola Sardegna.

  La proposta Bertagna ha posto delle serie ipoteche sulla realizzazione di un nuovo sistema educativo-formativo che, infatti, nella proposta è diventato “sistema di istruzione-formazione”, togliendo alla scuola il suo istituzionale ruolo educativo e, inoltre, trasformando l’obbligo scolastico in  “diritto/dovere” che si compie in 12 anni, entro i 18 anni di età.

  Il fatto di essere stata presentata come proposta e, per questo, di essere suscettibile di modifiche attraverso operazioni demagogiche quali gli Stati Generali, se ha pacificato alcuni animi non ha convinto la maggioranza dei lavoratori e degli studenti. Prova ne è la  legge che la Moratti ha presentato al Consiglio dei Ministri (luogo dove la riforma è inciampata sull’opposizione interna). Infatti l’analisi degli articoli rivela che la sostanza della riforma ricalca quasi integralmente la proposta Bertagna. Se da un lato la ministra ha accolto alcune istanze della maggioranza e della contestazione degli insegnanti e degli studenti, queste non modificano se non marginalmente  lo spirito reazionario della riforma. In particolare, considerando gli articoli della legge, le uniche correzioni o, più precisamente, il mantenimento di precedenti principi e leggi riguarda il rispetto della legge 104 sull’handicap, il mantenimento della lingua straniera alle elementari e la seconda lingua straniera alle medie, e il quinto anno dei licei.

  La legge presentata dalla Moratti è strutturata in soli 8 articoli che non raccontano le 80 pagine della proposta Bertagna, ma ne riportano lo spirito. Una legge così scarna, oltrettutto in fase di approvazione tramite lo strumento della legge-delega, è una cambiale in bianco alla ministra che potrà riempirla dei contenuti elaborati dal gruppo ristretto di lavoro.

  Questi i punti fondamentali della proposta di legge (tra virgolette e in grassetto le citazioni dal testo) :

1.      “Il sistema di istruzione e formazione prevede un primo ciclo che comprende la scuola primaria e secondaria di primo grado”;

2.      Il secondo ciclo comprende il “sistema dei licei e il sistema della formazione professionale”;

3.      “Diritto/dovere all’istruzione, alla formazione per almeno 12 anni, ovvero sino al conseguimento di una qualifica entro il 18° anno di età”;

4.      La scuola primaria e quella secondaria di primo grado è “organizzata in periodi didattici biennali” il terzo dei quali è di raccordo tra la scuola primaria e quella secondaria di primo grado (5^ elementare e 1^ media).

5.      “Il primo ciclo di istruzione si conclude con un esame di Stato, dal quale emerge anche un’indicazione orientativa non vincolante per la successiva scelta di istruzione e di formazione”.

6.      La valutazione dello studente è affidata ai docenti. Nel documento Bertagna si prevede di dotare lo studente di un “portfolio delle competenze”, dal primo anno del primo ciclo sino alla fine del percorso di studio. Il “portfolio” certifica anno dopo anno le conoscenze, competenze e abilità acquisite, i debiti e i crediti riportati; la presenza di due debiti (compresa la condotta) non saldati per due anni di seguito determina la ripetenza dell’anno. Inoltre, il “portfolio” è finalizzato all’orientamento per il proseguimento degli studi nel sistema dei licei o della formazione professionale, a questo fine devono essere dedicati gli ultimi due anni del primo ciclo. Lo studente, così, a soli 12 anni di età deve operare una scelta di studi che lo condizionerà nel futuro.

7.      Dal quindicesimo anno di età i diplomi e le qualifiche si possono conseguire in alternanza scuola/lavoro o attraverso l’apprendistato. Il liceo ha durata quinquennale.” I corsi di formazione professionale sono di quattro anni. In entrambi i casi il corso si chiude con un Esame di Stato, ma se chi ha il diploma di quattro anni volesse accedere all’università deve frequentare un anno integrativo. Il sistema di alternanza scuola/lavoro comprende “periodi di tirocinio e stage presso le imprese”, attraverso convenzioni “che non costituiscono rapporto individuale di lavoro” e prevede che le imprese e gli Enti possano versare “un contributo finalizzato anche all’erogazione di borse di studio agli studenti”.  Nella proposta Bertagna questo punto è rivolto “ai giovani che desiderano incontrare al più presto il mondo del lavoro”, e che quindi devono adattarsi alla “domanda di professionalità che emerge dal mercato del lavoro”. Una particolare attenzione merita il passo sulla possibilità data alle imprese e agli Enti di intervenire sulla politica didattica di ogni singola scuola, attraverso la riforma degli organi collegiali. Infatti, la composizione del nuovo Consiglio di amministrazione (che prende il posto del consiglio d’Istituto) prevede la partecipazione di un “esperto gestionale”: è facile supporre che possa essere un dirigente dell’azienda, dell’impresa o dell’Ente interessati a organizzare stage per gli studenti della scuola stessa. Se a questo sommiamo la possibilità per la stessa impresa di finanziare la scuola attraverso contributi (sotto forma di borse di studio), arriviamo al risultato di una scuola pubblica in mano ai privati.

8.      Periodicamente il Ministero, attraverso l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione (oggi presieduto da Bertagna), effettua “verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli allievi e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa”. Nella proposta Bertagna si prevede che i dati emersi dalle verifiche compiute ogni due anni siano resi pubblici “per  garantire la libertà di scelta delle famiglie”: ciò costringerà docenti e dirigenti scolastici a finalizzare l’intervento didattico a queste verifiche periodiche basate su test a risposta chiusa, abbandonando definitivamente ogni iniziativa volta a percorsi educativi maggiormente articolati e di più ampio respiro.

9.      Formazione e carriera dei docenti: “Formazione iniziale universitaria della stessa durata e dignità per gli insegnanti di tutti gli ordini di scuole con lauree specialistiche e, previa stipula di appositi contratti di formazione lavoro, un tirocinio per due anni”. Le università organizzano una apposita “struttura di ateneo per la formazione degli insegnanti”, tale struttura gestirà anche “la formazione in servizio degli insegnanti interessati ad assumere funzioni di supporto di tutorato e di coordinamento dell’attività educativa, didattica e gestionale delle istituzioni scolastiche e formative”.

E’ importante, in questo contesto, scrivere alcune righe sulla prossima riforma degli organi collegiali, non più chiamati così ma “Organi di governo delle istituzioni scolastiche”. Questa ulteriore riforma appare strettamente legata alla proposta di legge di riordino dei cicli scolastici della Moratti e al lavoro della commissione Bertagna, in quanto le figure e le attività collegiali che garantivano una gestione democratica della scuola scompaiono, per lasciare il posto a un modello di gestione imprenditoriale:

1.      Consiglio di amministrazione (ex Consiglio d’Istituto): è previsto ne faccia parte “un rappresentante dell’ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola”, mentre vengono espulsi i genitori ed il personale Ata. Il direttore dei servizi generali partecipa alle riunioni “senza diritto di voto per le delibere riguardanti il bilancio con funzioni di segretario del Consiglio”.

2.      Collegio dei docenti: viene eliminata la riunione assembleare e il Collegio viene articolato in “dipartimenti disciplinari (…) nonché in altre forme organizzative, quali commissioni, gruppi di lavoro e di progetto”; inoltre, viene tolta la possibilità ai docenti di convocare a maggioranza una riunione del Collegio, infatti “Il collegio è presieduto e convocato dal dirigente scolastico, che stabilisce l’ordine del giorno dei lavori”.

3.      Il consiglio di classe è abolito, al suo posto è previsto un “organo collegiale di valutazione degli alunni”. Questo significa che scompare la programmazione educativa e didattica di classe, che i docenti si riuniranno solo per valutare i singoli alunni che seguiranno un corso di studi individualizzato, in compagnia del loro “portfolio”.